GTO
All’epoca della prima GTO, l’esperienza della Scuderia Ferrari fu chiamata direttamente in causa dall’allora direttore tecnico, Angelo Bellei, che aveva una visione simile a quella di Fedeli oggi. Bellei utilizzava la ricerca della F1 sia per il telaio, lavorando con Harvey Postlehwaite, che per il motore, con Nicola Materazzi. “Abbiamo applicato pura tecnologia F1 a questa macchina” diceva Postlethwaite, “oltre ai principi anche molti componenti della scocca”.
Con un V8 da 400 cavalli e 2,8 litri, la GTO era stata progettata per le corse, non direttamente come auto da strada. Quando poi il Gruppo B, la categoria per la quale era stata pensata, fu eliminato, i 200 esemplari richiesti per l’omologazione erano così belli da vedere e emozionanti alla guida che ne vennero prodotti 272. La GTO diventò istantaneamente una delle più grandi automobili di tutti i tempi. Fu la prima volta che la Ferrari applico componenti in materiali sintetici. Ed era anche significativamente più leggera della 308 GTB dalla quale derivava, anche se era più lunga e più larga, tema che continua a essere sviluppato dalle auto successive. Il celebre progettista della Pininfarina, Leonardo Fioravanti, aggiunse tre feritoie alle fiancate della scocca, inclinate esattamente come quelle della 250 GTO del 1962, spostate verso il retro, insieme al motore. Ma per Flavio Manzoni la GTO guarda anche al futuro, e ha molto in comune con la Enzo e con la nuova Serie Speciale Limitata.
“La principale differenza, se la confrontiamo con le vetture che sono venute dopo, è la mancanza di flap aerodinamici o spoiler”, dice. “Tutto è molto ben integrato nelle forme, questo è anche il nostro attuale approccio. Da tempo non utilizziamo più ali come quelle della F40 o della F50 ma all’epoca, naturalmente, era una scelta dovuta, indispensabile a connotare una vettura estrema. Non si poteva essere troppo moderati”.
Manzoni afferma che la GTO è la sua preferita, tra queste quattro: “Le proporzioni sono fantastiche, forse per gli standard di oggi le ruote sembrano troppo piccole, ma tutto il design ha un suo equilibrio globale”.