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La formula del successo

La 250 LM venne presentata ufficialmente al Salone di Parigi il 28 novembre 1963. Era una delle settantasette vetture in esposizione quell’anno, provenienti da dieci paesi
Testo – Ross Brown
Video - Oliver McIntyre

LM ovviamente sta per Le Mans e, almeno dal punto di vista di Enzo Ferrari, era qui che si giocava il futuro della Berlinetta: sarebbe diventata il naturale successore della Ferrari 250 GTO, che aveva dominato la categoria delle GT del Gruppo 3 nella prima metà di quel decennio. 


La 250 GTO, una grande Ferrari con motore V12 anteriore da 280 km/h, era stata presentata nel 1962 e si sarebbe rivelata l’auto da battere vincendo ovunque, dal Tour de France alla Targa Florio, a Le Mans e alla 1000 km del Nürburgring. 

La 250 LM ha condiviso il suo V12 con la 275P (fotografata qui alla mostra Ferrari at 24 Heures du Man nel 2020), un prototipo appositamente costruito che si era già dimostrato capace di vincere a Le Mans 

Ma lentamente, il tempo e la concorrenza recuperavano il passo e nel 1963 Enzo aveva già deciso quale vettura avrebbe preso il posto della 250 GTO: la 250 LM, più veloce e leggera. Purtroppo, la Fédération Internationale de l’Automobile (FIA) la pensava diversamente e si rifiutò di omologarla come auto GT ( Ferrari doveva produrre 100 vetture di serie prima di poter essere ammessa alla categoria Gruppo 3), costringendo la 250 LM a farsi avanti e gareggiare nella categoria prototipi.  

"Per dare il via a un’idea, bisogna sempre guardare avanti, ma in Ferrari è facile collegare le nostre nuove idee al passato". Flavio Manzoni, Senior Vice President Design, Ferrari.

Essenzialmente una versione berlinetta della 250 P, prototipo del 1963 con cui Ferrari si era aggiudicata il titolo mondiale Sport Prototipi con le vittorie di Sebring, Le Mans e Nürburgring, la 250 LM dimostrò rapidamente le sue capacità sul circuito endurance, nonostante si trovasse nella poco invidiabile situazione di gareggiare contro alcuni formidabili prototipi Ferrari costruiti appositamente, come la 330P con V12 da quattro litri e la 275 P, con cui condivideva lo stesso motore. 

 

Non importava, la 250 LM era all’altezza del compito e nel 1964 si impose su diversi tracciati lunghi e impegnativi, tra cui la 12 Ore di Reims e la 9 Ore di Kyalami. La vettura si era dimostrata veloce e affidabile, due caratteristiche essenziali nel mondo delle corse endurance, e un anno dopo, alla 24 Ore di Le Mans del 1965, ben cinque Ferrari 250 LM si presentarono sulla griglia , tutte di proprietà di privati. Dopo 348 giri, una 250 LM tagliò per prima il traguardo, guidata da Masten Gregory e Jochen Rindt per il North American Racing Team, seguita a ruota da un’altra 250 LM, di proprietà del privato Pierre Dumay.  

Enzo Ferrari sosteneva che la 250 LM fosse la naturale erede della 250 GTO e quindi idonea a gareggiare nella classe Gruppo 3. In realtà la 250 LM era una versione Berlinetta della 250 P

Dopo la 250 LM nel 1963 arrivarono altri successi in gara grazie a prototipi come l’ormai leggendaria 330 P3/P4 e la 312 P da 320 km/h che si piazzò seconda a Le Mans, ma nel 1973 fu presa la decisione di abbandonare le corse di auto sportive e di puntare i riflettori del Cavallino Rampante sulla F1. Il trionfo a Le Mans del 1965 sarebbe stato l’ultimo titolo per la Ferrari sul circuito e la 250 LM sarebbe stata l’ultimo Cavallino Rampante a conquistare la vittoria.

14 ottobre, 2021