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Prese d’aria a periscopio, gare con sei vetture partecipanti e l’uomo più veloce del mondo: sono solo alcuni ingredienti delle dieci straordinarie vittorie ottenute dalla Scuderia Ferrari al Gran Premio degli Stati Uniti
Testo – Ross Brown

Questo fine settimana Ferrari tornerà ancora una volta sul Circuito delle Americhe, un tracciato veloce di 5,54 km situato nella contea di Travis, in Texas.

Due anni fa, il pilota Ferrari Charles Leclerc ha dimostrato che era possibile percorrere tutte e venti le curve in 1:36 minuti, battendo il record sul giro.

Solo il tempo dirà quanto durerà questo record, ma è soltanto uno dei molti risultati eccezionali ottenuti dalla Scuderia in Nord America. Diamo uno sguardo ai dieci posti da record di Ferrari sul podio americano. Il primo risale al 1975, quando Niki Lauda tagliò il traguardo al Watkins Glenn International sulla sua Ferrari 312T, dotata di un 12 cilindri piatto a cinque rapporti. L’ultimo è quello di Kimi Räikkönen nel 2018 al Circuito delle Americhe. 

La 312T di Niki Lauda era famosa per il suo enorme periscopio. La sua vittoria nel Gran Premio degli Stati Uniti del 1975 è stata solo una delle cinque vittorie in quella stagione

Dal 1975 al 1979

La vittoria del 1975 di Niki Lauda al Gran Premio degli Stati Uniti è stata solo uno dei cinque trionfi in quella stagione, che gli valse il Campionato Piloti e fece conquistare a Ferrari il titolo Costruttori. La sua 312T era famosa per l’enorme presa d’aria a periscopio e per i grandi pneumatici posteriori, ed era un’auto di cui sentivi il rombo molto prima di vederla sfrecciare: lo strepitoso motore 12 cilindri piatto erogava oltre 500 CV a 12.000 giri/min.  

 

Lauda aveva già vinto il campionato quando tagliò il traguardo americano nel 1975, ma tre anni dopo, nel 1978, la vittoria assoluta andò all’ex pilota Ferrari Mario Andretti e alla Lotus. Nonostante il dominio di Andretti per l’intera stagione, Carlos Reutemann riuscì a vincere entrambe le gare del Gran Premio d’America a Long Beach e Watkins Glenn con la sua Ferrari 312 T3, una monoposto con motore aspirato da 510 CV e un ampio corpo vettura.

 

L’anno successivo, la 312 T4 si dimostrò abbastanza affidabile da regalare al sudafricano Jody Scheckter il suo primo e unico titolo Piloti. Più larga e più potente della monoposto precedente, la 312T fu poi donata a Scheckter, che la conserva ancora oggi in una stalla della sua fattoria.  Tuttavia, il sudafricano fu battuto entrambe le volte in America dal suo collega Ferrari Gilles Villeneuve. 

La 312 T3 del 1978 che vide Carlos Reutemann vincere entrambe le gare del GP d'America; la 312 T4 di Jody Scheckter; la F1-2000 che ha dato inizio al percorso vittorioso di Michael Schumacher; La F2002 che ha portato Schumacher sul podio in ogni gara della stagione 

Dal 2000 al 2006

L’inizio del secolo segnò la fine di un’attesa lunga 21 anni per Ferrari: Michael Schumacher viene incoronato Campione del Mondo dopo nove vittorie. Il lavoro di ricerca di Ferrari sull’aerodinamica aveva prodotto la F1-2000, una monoposto da 805 CV, V10, 7 rapporti. Schumacher trionfò in America in una doppietta davanti al compagno di squadra Rubens Barrichello.

 

Schumacher vinse di nuovo il campionato nel 2001, ma non in America. Bisognava attendere il 2002 per vedere se la Ferrari ce l’avrebbe fatta nuovamente. Nessun problema. Al volante della F2002, una monoposto V10 che erogava 825 CV a 17.300 giri, Schumacher era salito sul podio in ogni singola gara prima del GP d’America e non mancò di farlo nemmeno in quella occasione. 

La F2003 di Schumacher; la F2004 che ha visto Michael vincere tredici gare;  la F2005 e le strane scene della famigerata corsa delle sei auto; tempi migliori nel 2006 con la 248-F1

Per il 2003, Ferrari riuscì ad ottenere 845 CV a 18.000 giri dal V10 della F2003-GA e Schumacher vinse la sua ultima gara della stagione al Gran Premio degli Stati Uniti (avrebbe vinto il campionato nell’ultima gara di Suzuka, nonostante Barrichello avesse tagliato per primo il traguardo). 

 

Alla guida della F2004 da 865 CV, Schumacher vinse tredici gare nel 2004, e se non fosse stato per la vittoria di Jarno Trulli a Monaco, le avrebbe vinte tutte di fila. Sarebbe stato il suo settimo e ultimo titolo Piloti e in verità l’America fu solo una nota a piè di pagina di una delle stagioni di F1 più vincenti di tutti i tempi. 

 

La vittoria del 2005 in America per Michael Schumacher è tanto strana quanto spiacevole. Scoppiò il caos quando la Michelin annunciò che le sue gomme non avrebbero potuto resistere a più di dieci giri del circuito di Indianapolis a meno che non fosse stata introdotta una chicane per rallentare le auto. Alla fine, solo tre squadre e sei vetture presero parte alla gara, con Ferrari che si piazzò al primo e al secondo posto. Per la gioia del pubblico, Schumacher tornò l’anno successivo e vinse di nuovo, per la quarta volta consecutiva su quel circuito.

Michael Schumacher e Rubens Barrichello portano a casa una doppietta di grande successo con la F2002

2018

Tredici anni dopo, in una nuova era di corse con propulsori V6 turbo e dispositivi di sicurezza Halo, al Circuito delle Americhe tutti gli occhi erano puntati su Lewis Hamilton, che avrebbe potuto concludere la stagione con una vittoria. Quel giorno però sul gradino più alto del podio salì Kimi Räikkönen: fu la sua prima vittoria in 114 gare e la decima vittoria finale (finora) per Ferrari in America.