Auto
Amore a prima vista
In un momento di relax nella sua casa nelle Cotswolds, in Inghilterra, Charles Trevelyan osserva una diapositiva alla luce: una figura confusa gialla che, guardando più da vicino, si rivela essere la Ferrari Dino 206 gialla che Charles vide a Le Mans nel 1968. “Era parcheggiata nell’area del parco chiuso e, quando ho infilato la macchina fotografica attraverso una rete metallica per fotografarla, mi sono innamorato all’istante delle sue forme”, ricorda Charles. “Era l’auto più bella che avessi mai visto, caratterizzata da proporzioni perfette e da un design meraviglioso. Giurai a me stesso che un giorno ne avrei posseduta una”.
Tre anni dopo, a soli 26 anni, Charles raggiunse il suo obiettivo. Quando tornò a casa in licenza dalla Germania, dove prestava servizio nell’esercito britannico, la sua nuova Dino era parcheggiata nel garage dei genitori, che l’avevano ritirata in sua assenza. Oggi, aprendo le porte di quel garage, si può ancora ammirare quella stessa Dino 246 GT, splendente nella sua vernice in Azzurro Blue. Raramente ci si imbatte in esemplari così perfettamente autentici.
Charles racconta degli oltre cinquant’anni di possesso della sua Ferrari Dino e del desiderio di tornare al Prescott Hill Climb. Guarda il video
Al momento del lancio nel 1967, la Dino segnò subito due primati per le vetture stradali del Cavallino Rampamte: era la prima dotata di motore V6 e la prima a montare un motore centrale. L’elegante carrozzeria firmata Pininfarina fu realizzata attorno ad un telaio tubolare in acciaio, mentre i pannelli erano in alluminio per i modelli Dino 206 prodotti a partire dal 1967, e successivamente in acciaio dal 1969, quando il passo si allungò di 60 millimetri e prese il via la produzione della Dino 246. Come si può immaginare dalla denominazione, la cilindrata del motore aumentò di 400 cc, toccando quota 2,4 litri: dotata di doppi alberi a camme in testa e di tre carburatori Weber a doppio corpo, la 246 GT raggiungeva la bellezza di 195 cv. La velocità massima ufficiale dichiarata era di 235 km/h, anche se Charles ricorda di avere visto la lancetta del tachimetro indicare 245 km/h mentre viaggiava nei pressi di Liegi.
Charles acquistò la sua Dino tramite la Maranello Concessionaires (oggi Maranello Sales). Fondata nel 1967 a Egham, nel Surrey, la concessionaria è nota per il suo showroom art déco classificato Grade II, per le gloriose imprese delle Ferrari nelle corse degli anni Sessanta e, soprattutto, per il suo primo carismatico proprietario, il colonnello Ronnie Hoare. Il prezzo di acquisto rappresentava un investimento considerevole per il giovane Charles.
“Ero di stanza in Germania a pilotare elicotteri e con la paga che percepivo dall’esercito riuscivo appena a sopravvivere”, racconta oggi l’ottantenne. Ma presi parte a una missione di volo di tre anni che mi fruttò 1.000 sterline all’anno, esentasse. Dando fondo ai miei magri risparmi e vendendo un’Alfa Romeo 1750 GTV, riuscii a trovare i soldi necessari per acquistare la Dino”.
La splendida Dino passerà al figlio Piers, completa della corrispondenza originale con Ferrari e della registrazione del sound del V6 fatta da Charles stesso
Scegliendo la vernice in Azzurro Blue non metallizzata, i rivestimenti in pelle marrone chiaro e gli alzacristalli elettrici, nel novembre 1972 il prezzo totale richiesto era pari a 4.435,20 sterline (compreso uno sconto di 250 sterline e le agevolazioni fiscali riservate al personale dell’esercito), ma poi il prezzo aumentò di 150 sterline. Charles riprende il racconto: “L’auto era in fase di produzione, così presi il treno per andare a cancellare l’ordine, ma il Colonnello Ronnie Hoare era davvero una brava persona. Quando gli dissi che 4.435 sterline era tutto ciò che potevo permettermi, mi cinse le spalle con un braccio e disse: ‘Beh, ci tengo davvero che tu abbia quest’auto, quindi è bene che tu la prenda per quella cifra' ”.
“Mi piaceva molto guidare la Dino, e mi piace ancora. Con quei bellissimi parafanghi sporgenti davanti a me, mi sentivo come Mike Parkes che sfrecciava sul rettilineo di Mulsanne al volante della Ferrari 330 P3”, racconta entusiasta. “La posizione di guida è talmente ribassata che anche a 80 km/h sembra di viaggiare a 130!”.
Mezzo secolo fa, Charles aprì le porte di questo garage per svelare per la prima volta la sua nuova Dino
Nella base militare vicino a Düsseldorf dove era di stanza Charles, la Dino era custodita sotto un paracadute in un hangar che ospitava sei elicotteri Bell 47G Sioux. Per fortuna, nell’hangar erano riposti anche dei fusti di grasso da cinque galloni per la manutenzione degli elicotteri: è anche grazie a questi che la Dino si è conservata in modo così perfetto. Charles si rifiutò persino di usare l’auto con il maltempo: una volta tornò indietro fino a Düsseldorf piuttosto che riportarla in Inghilterra sotto la neve, e acquistò un’Alfasud per evitare di esporre la Dino a qualsiasi rischio.
In 53 anni, la Dino ha percorso solo 27.000 chilometri ed è quasi interamente originale. Non si è mai guastata, il libretto di istruzioni dell’auto non è mai stato tolto dal suo involucro di plastica, le uniche modifiche apportate consistono in una riverniciatura nella tinta originale e in nuovi parafanghi interni in alluminio fabbricati dai tecnici della Royal Air Force.
Ora la proprietà sta passando al figlio Piers, un esperto di auto d’epoca estremamente competente. “L’altro giorno ha rifatto i carburatori e l’auto va alla grande”, racconta Charles sorridendo. “È bello sapere che Piers se ne occuperà per i prossimi 50 anni”. Complessivamente, sono stati prodotti solo 2.487 esemplari della Dino 246 GT, ma pochi possono vantare lo stato di conservazione impeccabile di questa “auto bellissima” che rubò il cuore di Charles Trevelyan nel 1968.