
Eccoci qui, alla vigilia della mia gara di casa, il Gran Premio di Spagna. E’ sempre un appuntamento speciale per me, perché correre davanti ai miei tifosi dà sempre un’emozione particolare. Di questo e del mio rapporto con i fan e parlo anche nell’intervista esclusiva disponibile nel sesto numero di Scuderia Ferrari Racing News su www.ferrarif1.com. e, come molti di voi hanno potuto leggere, nelle risposte ai miei follower su @alo_oficial.
A proposito di emozioni, ieri è stato un giorno speciale a Maranello. Era il trentesimo anniversario dalla scomparsa di Gilles Villeneuve e la Ferrari ha voluto ricordarlo invitando il figlio Jacques a guidare la 312 T4, la monoposto che il padre utilizzò nella stagione 1979. Gilles è un mito per tutti, a Maranello e in tutto il mondo, e credo che sarà stato davvero incredibile per Jacques guidare quella fantastica vettura. Io ho conosciuto le gesta del padre soltanto attraverso i filmati e, ovviamente, il più presente nella memoria è quello del duello con Arnoux a Digione, fatto proprio con la macchina ieri in pista. Oggi purtroppo non vediamo più queste lotte perché ci sono più difficoltà: le vetture sono dominate dall’aerodinamica e non si possono più fare i sorpassi di un tempo. Inoltre, allora sicuramente c’era più rispetto di quanto ce n’è adesso fra noi piloti, anche perché loro sapevano che con quelle macchine rischiavano la vita. Non voglio dire che oggi ci siano delle scorrettezze ma credo che non ci sia più quel rispetto reciproco, almeno non fra tutti, che c’era un tempo. E’ un problema che nasce da lontano, dalle categorie inferiori e credo che sia giunto il momento per impegnarci a recuperarlo.
Credo che Jacques sia stato felice di essere qui a Maranello ieri: ha potuto indossare per la prima volta una tuta rossa con lo scudetto Ferrari e il suo nome cucito sopra. E’ un amico e sono stato contento di rivederlo. Siamo stati compagni di squadra, sia pur per pochissime gare nel 2004, e mi trovai benissimo con lui: un grande professionista e una persona sincera. Ieri è stata l’occasione per colmare un buco nella mia collezione di caschi dei miei compagni di team: Jacques me ne ha regalato uno risalente alla stagione che fece con la Sauber.
E’ stato bello vedere le facce di tanti meccanici dell’epoca, felici per essere tornati in pista a vedere un Villeneuve: è stato un altro episodio che mi ha fatto capire quanto sia speciale la storia della Ferrari, una squadra che ha una tradizione incredibile ma che, in ogni caso, è proiettata nel futuro
Il futuro immediato è rappresentato dal Gran Premio di Spagna. Al Montmelò contiamo di fare un passo avanti ma non sapremo fino a sabato se e quanto grande sarà. Abbiamo delle novità sulla F2012, alcune provate la settimana scorsa al Mugello, altre che testeremo venerdì nelle prove libere. E’ chiaro che, dopo aver limitato i danni nelle prime quattro corse dell’anno, dobbiamo invertire la tendenza. Detto questo, non è che se non siamo in pole a Barcellona è la fine del mondo… La cosa importante è progredire, ridurre il distacco il più possibile: questo fine settimana, poi ancora a Monte Carlo e, di seguito, a Montreal, a Valencia, a Silverstone… La stagione è lunghissima: ci sono sedici gare da disputare, lo stesso numero che, nel 2003, costituiva il calendario iridato. Noi dobbiamo continuare a lavorare giorno e notte, come facevano i meccanici di Gilles che ho conosciuto ieri in pista e come fanno i nostri ragazzi di oggi con cui sarò in aereo questo pomeriggio per andare a Barcellona. Con lo stesso spirito di chi vuole vincere e lotta per farlo con tutte le sue forze. Lo spirito che ho sempre avuto anche io da quando ero un bambino sui kart.