
Cari amici,ciò di cui vi voglio parlarvi oggi non è strettamente correlato alla Ferrari, o meglio, non è strettamente correlato al mondo della Formula 1 che, al contrario, per bocca di numerosi suoi protagonisti presenti e passati guarda la "cosa" con ironico sorriso.La "cosa" in questione riguarda, nientemeno, che "kaiser Schumi", alle prese con le sue nuove avventure su due ruote, bollate addirittura da qualcuno come pure idiozie...Al di là dei risultati - per altro decisamente sorprendenti -, specie per chi ci capisce un minimo anche di due ruote e sa quanto sia diverso andare forte in pista con un volante tra le mani rispetto a farlo con manubrio e ginocchio a terra, ciò che mi sorprende in maniera semplicemente incredibile è la voglia.Quella voglia di sfidarsi per il gusto della sfida, della velocità, del confronto con sè stessi ed i propri limiti.Quella voglia che, ai miei occhi, rende l'uomo - ancor più che il pilota-, meritevole di assoluto ed incondizionato rispetto, ancor più di quando vinceva titoli e gare a ripetizione.La passione ed il carattere di un vincente si vedono da queste cose che, evidentemente, chi sputa sentenze da dietro ad una telecamera non può comprendere.Così come nessuno comprese trent'anni fa perchè un signore di nome Mike Hailwood avesse deciso a quasi quarant'anni e con più fratture in corpo che bulloni nella moto di rimettersi in sella per disputare il Tourist Trophy di quell'anno, salvo poi ricredersi quando quello stesso signore (non a caso soprannominato "Mike the bike") vinse quell'edizione, guarda caso in sella ad una Ducati.Che Michael vinca o no, nel caso specifico, non è importante.Quello che è importante, secondo il mio modesto punto di vista, è che continui a stupire e a stupirci con la sua voglia matta di corse e di agonismo che tanto ci ha contagiato in passato.