
Quest’oggi, come prima cosa, vi voglio salutare confessandovi tutta la mia soddisfazione per quello che penso sia il sito più bello che ho avuto modo di vedere da quando sono in Ferrari. Il sito ufficiale della 430 Scuderia è, infatti, un progetto al quale in redazione abbiamo dedicato tutti tantissime energie e al quale spero voi tributerete il giusto riconoscimento che ci testimonierebbe come il nuovo corso intrapreso sia realmente quello giusto. Lascio però, naturalmente, a voi l’inappellabile giudizio in merito, salvo poi adeguarmi - come ogni giornalista che si rispetti - al volere sovrano del lettore...Premesso quanto sopra, vorrei però tornare per un attimo solo alle vicende che hanno caratterizzato questo travagliato weekend monzese ed, in particolare, al comportamento del pubblico. Pubblico che, seppur logicamente contrariato – come tutti noi, del resto – dal deludente risultato della Scuderia non ha, a mio avviso, dato sufficiente prova di sportività. Un conto è il tifo, che tutti quanti noi possiamo o meno condividere, nell’ambito delle differenti discipline sportive di cui ognuno è appassionato, altra cosa è l’inciviltà. Così come non mi sono piaciuti i fischi di sabato sera nei confronti dei nostri avversari, nel corso del match Italia-Francia, così non mi sono piaciuti certi atteggiamenti del pubblico a Monza, reo di aver preso un po’ troppo di mira i nostri avversari che, al di là delle vicende extra sportive, in pista hanno mostrato di meritare tutto il rispetto che si deve tributare ad un rivale di rango assoluto. Il senso delle mie affermazioni è che, purtroppo, in questi ultimi anni, ho assistito alla progressiva e purtroppo becera mutazione del pubblico che popola gli autodromi in ultrà da stadio. Il motorsport in generale, sia esso a due che a quattro ruote, per chi se lo fosse scordato, è altra cosa dal football (di cui per altro il sottoscritto è stra-appassionato e tifoso), le sue logiche sono differenti, il fair play ne dovrebbe sempre essere parte integrante, al pari dell’ammirazione per la gesta di uomini che rischiano la vita a 300 all’ora! E nelle quattro ruote, ahimè, il fenomeno è ancor più acuto, tanto che a Misano durante l’ultimo appuntamento della MotoGP, tanto per citare un esempio, non ho visto nessun tifoso della Ducati esultare per il ritiro di Valentino Rossi, pur se questo significava praticamente la quasi definitiva consacrazione al titolo dell’alfiere della Casa di Borgo Panigale. Sarà forse una mia impressione, ma a me così non piace, non so a voi?