
Dopo trent’anni esatti di assenza, la Formula 1 ritorna al Fuji, su di un tracciato che però non ha nulla a che vedere con quello del celebre rifiuto con cui Lauda abdicò definitivamente ad un titolo che, prima del terribile rogo del Nuerburgring, pareva già virtualmente conquistato. Il nuovo Fuji è un circuito ultramoderno, con strutture avveniristiche, sulla falsariga di quanto fatto in tutti i tracciati extra europei di recente costruzione. Certo, Suzuka un po’ ci mancherà, con i tanti ricordi indelebili conservati all’ombra della caratteristica ruota del suo luna park. Come dimenticare infatti gli epici duelli tra Senna e Prost a cavallo degli anni ’80 e ’90 o il titolo vinto da Schumacher nel 2000, dopo un’astinenza che pareva ormai interminabile? In termini di ricordi, però, anche se magari non proprio evocativi per i più giovani, anche il Fuji occupa il suo posto di tutto rispetto nella storia della Formula 1. Oltre al già citato episodio di Lauda, non si possono infatti certo dimenticare le gesta dell’istrionico Hunt o il terribile incidente di Villeneuve che costò la vita a due spettatori, tanto per citare solo alcuni degli episodi più significativi avvenuti ai piedi del monte Fuji. A sentir parlare di simulazioni con processori che gestiscono miliardi di informazioni al secondo, CAD, riproduzioni virtuali di ogni genere e natura con cui si determinano assetti e strategie, viene un po’ da sorridere, specie se si vanno a ripescare, per esempio, proprio le immagini del ritiro di Lauda, con box che sembravano più quelli attuali di una gara di kart di paese che non di una qualsivoglia cosa che possa vagamente assomigliare alla Formula 1. Come andranno le cose questo fine settimana è difficile dirlo, dato che si tratterà per tutti di un circuito assolutamente nuovo, dove per quante simulazioni si possono fare, la realtà si presenterà sempre e comunque come un’incognita. La mia speranza è che come hanno saputo fare gli amici di Borgo Panigale, straordinari nell’andarsi a prendere un titolo mondiale strameritato proprio in casa dei rivali del Sol Levante, altrettanto siano in grado di fare le nostre amate Rosse, anche se qui i rivali non avranno gli occhi a mandorla…

Ragazzi che settimana!
E’ successo veramente di tutto e di più in questi ultimi sette giorni, a partire dalla sentenza di Parigi che ha finalmente fatto luce sull’ormai infinita “spy-story” che pare essersi definitivamente risolta, in virtù dell’ormai certa rinuncia da parte dei nostri avversari ad un improponibile quanto improbabile ricorso.
Come sapete però io preferisco concentrarmi sulle vicende sportive, più che su quelle giudiziarie e, anche in tal senso, non si può certo dire che questa settimana sia stata avara di argomenti di discussione, soprattutto grazie alla fantastica doppietta dei nostri due piloti che, oltre ad averci regalato la matematica certezza del Titolo Costruttori, si sono rilanciati (Raikkonen in particolare) anche in quella riservata ai Piloti. Ciò di cui vi voglio parlare quest’oggi però non ha nulla a che fare con la vittoria di domenica né, tantomeno, con le tristi vicende di cui sopra. E’ però, senza ombra di dubbio, l’argomento che in questo momento mi sta maggiormente a cuore e di cui maggiormente vorrei rendervi partecipi.
Sto parlando naturalmente della prematura scomparsa del grande ed indimenticabile Colin McRae. Campione che chiunque abbia avuto un minimo di passione per lo sport dei motori non può non aver amato, idolatrato, ammirato. Già, perché Colin McCrash, come lo chiamavano affettuosamente i suoi meccanici ai tempi della Subaru, era un po’ il Villeneuve dei rally: sempre al limite, sempre in lotta con sè stesso e le leggi della fisica, sempre fuori dagli schemi, sempre orgogliosamente indomito! E’ morto al volante del suo elicottero, in compagnia del figlioletto di cinque anni, in maniera apparentemente assurda e senza senso, specie per chi, come lui, innumerevoli volte si era fatto beffa della sorte, sfidandola ed uscendone vincitore nel più puro e spettacolare dei modi.
Come ha ricordato un altro grandissimo - alias il redivivo Valentino Rossi - Colin ci mancherà, perché di personaggi come lui nel nostro sport ce ne sono sempre di meno a tutte le latitudini.
Ci mancheranno i suoi “traversi”, il suo modo d’interpretare le corse e la vita, quel modo che me lo fa accostare ad un altro grande pilota di rally scomparso oltre vent’anni fa: ovvero l’indimenticato Henry Toivonen.
Ciao Colin, spero che lassù ci siano prove speciali abbastanza divertenti per la tua classe immensa!

Quest’oggi, come prima cosa, vi voglio salutare confessandovi tutta la mia soddisfazione per quello che penso sia il sito più bello che ho avuto modo di vedere da quando sono in Ferrari. Il sito ufficiale della 430 Scuderia è, infatti, un progetto al quale in redazione abbiamo dedicato tutti tantissime energie e al quale spero voi tributerete il giusto riconoscimento che ci testimonierebbe come il nuovo corso intrapreso sia realmente quello giusto. Lascio però, naturalmente, a voi l’inappellabile giudizio in merito, salvo poi adeguarmi - come ogni giornalista che si rispetti - al volere sovrano del lettore...Premesso quanto sopra, vorrei però tornare per un attimo solo alle vicende che hanno caratterizzato questo travagliato weekend monzese ed, in particolare, al comportamento del pubblico. Pubblico che, seppur logicamente contrariato – come tutti noi, del resto – dal deludente risultato della Scuderia non ha, a mio avviso, dato sufficiente prova di sportività. Un conto è il tifo, che tutti quanti noi possiamo o meno condividere, nell’ambito delle differenti discipline sportive di cui ognuno è appassionato, altra cosa è l’inciviltà. Così come non mi sono piaciuti i fischi di sabato sera nei confronti dei nostri avversari, nel corso del match Italia-Francia, così non mi sono piaciuti certi atteggiamenti del pubblico a Monza, reo di aver preso un po’ troppo di mira i nostri avversari che, al di là delle vicende extra sportive, in pista hanno mostrato di meritare tutto il rispetto che si deve tributare ad un rivale di rango assoluto. Il senso delle mie affermazioni è che, purtroppo, in questi ultimi anni, ho assistito alla progressiva e purtroppo becera mutazione del pubblico che popola gli autodromi in ultrà da stadio. Il motorsport in generale, sia esso a due che a quattro ruote, per chi se lo fosse scordato, è altra cosa dal football (di cui per altro il sottoscritto è stra-appassionato e tifoso), le sue logiche sono differenti, il fair play ne dovrebbe sempre essere parte integrante, al pari dell’ammirazione per la gesta di uomini che rischiano la vita a 300 all’ora! E nelle quattro ruote, ahimè, il fenomeno è ancor più acuto, tanto che a Misano durante l’ultimo appuntamento della MotoGP, tanto per citare un esempio, non ho visto nessun tifoso della Ducati esultare per il ritiro di Valentino Rossi, pur se questo significava praticamente la quasi definitiva consacrazione al titolo dell’alfiere della Casa di Borgo Panigale. Sarà forse una mia impressione, ma a me così non piace, non so a voi?

Il giorno dell’appuntamento clou della stagione, soprattutto per noi tifosi italiani, è ormai quanto mai prossimo e direi, in questo caso, altrettanto decisivo per le sorti della stagione e delle nostre amate Rosse, in particolare. A proposito di Rosse, nel frattempo, a volare è stata ancora una volta anche un’altra Rossa, come voi sapete, a me altrettanto cara. Sto parlando ovviamente della Rossa di Borgo Panigale, che domenica a Misano ha messo una seria e quasi definitiva ipoteca sul titolo della Moto GP. Ma di questo avremo tempo e modo di parlare prossimamente, adesso dobbiamo concentrarci sulle sorti dei nostri ragazzi, chiamati ad un finale di stagione tutto in salita ma ancora assolutamente aperto a qualsiasi risultato. E dato che ho notato con piacere che molti di voi hanno risposto al mio ultimo post sulle limitazioni regolamentari, da introdurre per ridare spettacolo alla Formula 1 (in uno dei prossimi post vi racconterò anche cosa ne pensa in proposito un mio amico ingegnere che lavora da queste parti), voglio sperare che almeno a Monza l’esito delle qualifiche non determini in maniera così drammatica anche quello della gara, nonostante onestamente ci speri davvero poco. Detto questo, naturalmente, vi aspetto numerosi all’Autodromo Nazionale per tifare Ferrari, con un pronostico che però, in questo caso, non riguarda l’esito della gara quanto, piuttosto, quello dell’ormai celebre “querelle” che nostro malgrado ci vede coinvolti in questo finale di stagione e che, nel bene o nel male, è destinata a condizionarne pesantemente l’andamento di questo campionato. Dati i nuovi elementi di cui la FIA dice di essere in possesso, cosa prevedete che emergerà dalla sentenza: nulla, una lieve penalizzazione (tipo lasciare alla McLaren-Mercedes i quindici punti di penalizzazione inflitti dalla Federazione per i fatti di Budapest) o una sanzione più pesante, proporzionata al danno subito dalla Ferrari, perché sia chiaro un danno c’è stato di sicuro…?