
Siamo alle ultime battute di questo frenetico mese di luglio. Sono a Maranello, dove sono giunto domenica sera direttamente dal Nürburgring, e domani mattina presto partirò insieme agli ingegneri per Budapest. In questa brevissima pausa fra una gara e l’altra ho lavorato, come quasi sempre accade quando sono in fabbrica, al simulatore per preparare sia la gara di questo fine settimana che quelle successive. Inoltre, ho partecipato a diverse riunioni con i tecnici e oggi ho avuto anche la possibilità di salutare il Presidente Montezemolo e i componenti del Consiglio d’Amministrazione della Ferrari, che era riunito a Maranello. Montezemolo è stato come sempre molto affettuoso con me e ha voluto sapere tutto su come ci stiamo preparando per la gara dell’Hungaroring.
E’ ormai da un paio di mesi che la nostra macchina è cresciuta come competitività e ciò ci permette di lottare costantemente per le posizioni sul podio. Abbiamo recuperato tanto rispetto alla primissima parte del campionato in termini di prestazione ma dobbiamo fare ancora un passo avanti, l’ho già detto tante volte. Soprattutto in qualifica ci manca ancora qualcosa: è vero che in gara riusciamo a recuperare ma non sempre si possono guadagnare due posti rispetto alla posizione in griglia com’è accaduto a Monaco, Valencia, Silverstone e Nürburgring. All’Hungaroring dovremmo avere condizioni meteorologiche più consone alla stagione estiva: meno male, perché non se ne poteva più dell’umido e del freddo che abbiamo avuto in Inghilterra e in Germania! E non lo dico soltanto per me ma anche per la nostra macchina: sicuramente temperature più elevate dei 13 °C che abbiamo avuto domenica scorsa sono le benvenute.
So che il Gran Premio d’Ungheria rappresenta un appuntamento particolare per la Scuderia, che su quel tracciato ha vissuto momenti bellissimi e altri drammatici, come il 2009 quando Felipe rimase ferito in quell’assurdo impatto con la molla persa dalla Brawn di Rubens. Anche per me Budapest significa qualcosa di speciale perché fu proprio in questa gara che conquistai nel 2003 la mia prima vittoria in Formula 1. Fu una giornata di forti emozioni che rimarranno sempre nella mia memoria.
Così come l’anno scorso, anche nel 2011 festeggerò il mio compleanno in pista con la Scuderia. Venerdì prossimo compirò trent’anni: chissà se qualcuno mi farà una sorpresa…

Il Gran Premio di Germania si colloca perfettamente nel mezzo del calendario del campionato 2011: abbiamo già disputato nove gare e, dopo quella del Nürburgring, ne resteranno altrettante da correre. Si dice che sia tempo di bilanci ma preferisco non pensare troppo alla classifica. Abbiamo avuto un inizio difficile ma, da qualche gara a questa parte, abbiamo ritrovato una buona competitività. Siamo cresciuti, credo che sia innegabile, tanto da arrivare a vincere con pieno merito su una delle piste sulla carta più ostiche per la nostra vettura come quella di Silverstone. Questa bellissima vittoria però non deve cambiare il nostro approccio: dobbiamo continuare ad affrontare una gara dopo l’altra senza guardare alla classifica e poi, alla fine, tireremo le somme. Andiamo quindi in Germania con uno spirito uguale a quello mostrato in Inghilterra, con in più la consapevolezza che la nostra competitività è aumentata.
Dopo la trasferta Oltremanica sono tornato qualche giorno a casa per riposarmi. Sapevo di avere di fronte due settimane molto intense quindi ho preferito ricaricare le batterie, passando un po’ di tempo con la famiglia e facendo un po’ di allenamento. Da lunedì sera sono a Maranello, dove sono stato impegnato sia nella preparazione del Gran Premio di Germania – tanto lavoro al simulatore e riunioni con i tecnici – sia in una serie di attività che mi vedono sempre più coinvolto nella vita della Ferrari. Ad esempio, ieri ho partecipato alla premiazione dei primi tre classificati del Ferrari World Design Contest: è stato molto interessante per me vedere tanta passione in quei giovani provenienti da tutto il mondo per proporre la loro visione delle Ferrari del futuro. Stamattina ho lavorato sul fronte promozionale, insieme a due dei nostri partner e poi sono stato invitato dal Presidente Montezemolo al Podio Ferrari, l’evento che raduna a Maranello tutti i fornitori dell’Azienda, sia quelli che lavorano con la Scuderia che quelli che hanno il rapporto con i colleghi della produzione stradale. Ai vincitori dei quattro premi è stata offerta la possibilità di fare dei giri in pista a Fiorano a bordo di una 458 Italia: non so se si aspettassero che il pilota sarei stato ma credo che alla fine si siano divertiti!
Infine, sono andato a salutare gli oltre quattrocento bambini, tutti figli dei nostri dipendenti, che partecipano al campus estivo organizzato dall’azienda. Come potete capire, è stata una full immersion nel mondo Ferrari e proseguirà ancora fino alla fine del mese. Infatti già domenica sera, al termine del Gran Premio di Germania, tornerò a Maranello con la squadra, dove resterò altri tre giorni prima di ripartire insieme alla volta di Budapest. Dal 7 agosto osserveremo il periodo di chiusura stabilito dalla FOTA quindi bisognerà preparare in anticipo la gara di Spa, una delle più affascinanti di tutto l’anno. Ecco perché penso che queste siano giornate molto intense ma devo dire che mi piace sempre di più sentirmi parte di questo universo.
Ora però non pensiamo troppo in là: da domani c’è un weekend di gara su un circuito altrettanto storico come quello del Nürburgring, dove ho già vinto due volte. In Italia c’è un detto ma non voglio scriverlo per scaramanzia….. Lascio ai nostri tifosi indovinare quale sia!

Che bella soddisfazione tornare alla vittoria! Me la sto gustando sempre di più, ora che sono tornato a casa a Oviedo. Quando si finisce un Gran Premio c’è una grandissima emozione ma poi ci sono tante cose da fare fra conferenze stampa e debriefing e si deve comunque rimanere molto concentrati. Invece il giorno dopo ci si risveglia felici e si sente davvero qualcosa di speciale: devo dire che lo sto ancora provando!
Non ho dedicato troppo tempo a pensare sui motivi tecnici che ci hanno portato a vincere il Gran Premio di Gran Bretagna. Ogni gara fa storia a sé e sappiamo troppo bene quanto possano cambiare le cose andando da una pista all’altra. Sicuramente ci sono dei stati dei grossi miglioramenti sulla macchina: adesso è più facile da guidare e la sento molto più incollata al terreno, soprattutto nelle curve veloci. Significa che c’è più carico aerodinamico, l’aspetto su cui eravamo più indietro rispetto ai nostri principali avversari. Non penso invece che i cambiamenti sulle mappature motore abbiano influito: siamo andati meglio proprio sulle parti dove non c’erano praticamente frenate, il che vuol dire che era proprio la vettura ad essere andata forte.
Questo successo non cambierà il nostro approccio alle prossime gare. Siamo realisti: 92 punti di ritardo in classifica sono tantissimi! Affronteremo gara dopo gara cercando di vincere il più possibile. Questo comporterà anche prendere qualche rischio in più e, magari, succederà di dover pagare un prezzo alto ma non possiamo fare altro. Non molliamo certo la presa ma al campionato non dobbiamo pensare: come ha detto ieri Montezemolo a Maranello, rimaniamo con i piedi per terra.
Domenica mattina mi sono divertito moltissimo a guidare per un paio di giri la 375 F1 che vinse il primo Gran Premio iridato per la Ferrari nel 1951. Avevo già guidato una macchina molto simile, la 375 Indy, a Valencia in occasione dei Ferrari Days: certo che ci vuole un po’ ad adattarsi ad una pedaliera tutta diversa, col pedale dell’acceleratore a sinistra e quello del freno a destra. Il rapporto fra la potenza del motore e l’aderenza offerta delle gomme è completamente all’opposto rispetto alle vetture che guidiamo adesso: bisogna cambiare stile di guida per andare forte ma sono state delle bellissime sensazioni. Certo a quell’epoca i piloti dovevano avere non soltanto un talento incredibile ma anche una certa dose di pazzia!
Domenica c’era un’atmosfera particolare a Silverstone. Lì i tifosi sono sempre tantissimi e c’è una grande partecipazione all’evento. Per noi c’era qualcosa di diverso, che non so spiegare: forse sarà stata la voglia di far bene proprio nella coincidenza con un anniversario così speciale per la nostra storia. Da quando sono alla Ferrari si sono verificate spesso delle coincidenze curiose fra le mie vittorie e dei momenti speciali: penso al mio debutto in rosso in Bahrain lo scorso anno oppure alla prima volta con la Scuderia a Monza. Ora è arrivata questa vittoria, sessant’anni dopo quella di Gonzalez. Speriamo che ci siano ancora tanti momenti come questi!