Schumacher: “Alla Ferrari ho capito cosa vuol dire il mito”
27.5.2010
Quando fai parte di una comunità per quattordici anni qualcosa inevitabilmente resta. Avrà sempre una parte di Ferrari insieme a me: una parte del mio cuore sarà sempre rossa. La Scuderia ha un modo di essere speciale, parla di sé come una famiglia – una famiglia di cui a lungo ho fatto parte. Il periodo con la Ferrari è stato meraviglioso: ho trovato degli amici e ho avuto esperienze di cui non vorrei mai privarmi. Concetti che non avevo mai preso in considerazione prima di arrivare a Maranello lì hanno preso vita per me: mito, culto, storia. Tutto ciò non significava nulla per me prima: non me n’ero mai occupato o non lo conoscevo affatto. Una volta toccato con mano che cosa volesse dire la Ferrari per l’Italia e per i tifosi, allora ho avuto modo di capire che quei concetti erano pienamente giustificati. Che la loro origine era nella passione per i motori e le macchine, sia di chi li costruisce sia di chi li ammira. Non sono certamente uno che usa un linguaggio lirico ma questa passione la capisco piuttosto bene: la mia è correre e in questo la Ferrari ed io siamo praticamente uguali.